Aerangis mystacidii: una cascata di stelle

È una delle orchidee alle quali sono più affezionata, perché acquistata anni fa in una delle gite orchidofile più pazze del mondo…


Il famoso vivaio e le storie del furgone

All’epoca frequentavo un gruppo di appassionati, dove da poco avevo conosciuto Manuela e Anita. Un giorno si decide di andare a visitare le serre di un famoso vivaio, nientepopodimeno che Orchids & More. Ero emozionatissima, non avevo mai visto una coltivazione di orchidee e non vedevo l’ora di andarci. C’era solo un piccolo dettaglio: Orchids & More sta in Germania, dopo Monaco di Baviera.

Beh, ho pensato, chissenefrega! Io ci vado. E anche Anita deve aver fatto lo stesso ragionamento, perché ci siamo trovate una mattina di agosto, ben prima dell’alba, all’appuntamento con gli altri del gruppo in attesa del furgone preso appositamente a noleggio.

E così, dopo una breve sosta per un caffé in un bar lungo la strada, siamo partiti per la nostra interminabile transumanza orchidofila verso la Baviera. Non starò a raccontarvi come è stato il viaggio, vi basti sapere che, complice il furgone, i tornanti e la guida sportiva del nostro presidente, siamo arrivate a destinazione nel primo pomeriggio, una bianca come il muro e l’altra con un interessante incarnato verdastro…

In ogni caso, quelle sette ore di furgone sono state un corso accelerato di orchidofilia. Tecniche di coltivazione, storie di serre casalinghe e di inaspettate fioriture sul balcone, gare e pettegolezzi. Ma soprattutto, piante assolutamente sconosciute, ed è proprio qui che sento nominare per la prima volta la Aerangis mystacidii


Chi è l’Aerangis mystacidii

Si tratta di una specie di origine africana, e il suo nome (‘mystacidii’) si rifà a un’altra orchidea, sempre africana, per via di una certa somiglianza dei fiori color crema, che sono piuttosto grandi, numerosi e disposti in uno stelo pendulo molto scenografico.

Una vera propria cascata di stelle! Tra l’altro, il lungo sperone fa pensare alla famosa Angraecum sesquipedale, l’orchidea di Darwin. Chissà se anche nel caso della Aerangis mystacidii esiste un insetto specifico in grado di impollinare questi fiori.

Ma anche le foglie sono molto interessanti, di un carnoso verde scuro e bilobate, tanto che la pianta è bella da vedere anche quando non è in fiore.


Come si coltiva

Tutto sommato, è una pianta abbastanza semplice da coltivare. Innanzitutto, ama stare su zattera: quindi se vi dovessero vendere una Aerangis mystacidii in vasetto, vi consigliamo di zatterarla al più presto, perché pare che le radici siano piuttosto soggette a marciume.

Richiede un buon movimento d’aria e un’umidità del 70-80% (in natura si trova facilmente vicino ai corsi d’acqua). Per esperienza personale, posso dire che non teme il caldo, a patto però che le innaffiature siano frequenti.

Anche la luce deve essere abbondante: il mio esemplare è in compagnia delle Cattleya, e pare trovarsi abbastanza bene.


Nel frattempo, in Baviera…

… dopo svariate ore di viaggio finalmente arriviamo a destinazione e, dopo un picnic ristoratore entriamo nel regno delle orchidee. Le serre sono gigantesche, contengono piante di ogni fattezza, per lo più sconosciute. Non sto a dirvi che io e Anita avevamo gli occhi a cuoricino. Dopo un po’ ci riprendiamo e partiamo a caccia delle piante che avevamo intenzione di acquistare.

In serra calda davanti alle Cattleya, mi trovo davanti a una parete tappezzata di Aerangis mystacidii pronte a fiorire…

serra orchids and more


Un piccolo inconveniente

L’anno scorso, a inizio autunno, la mia Aerangis mystacidii mi ha regalato due steli favolosi, profumati di mughetto nelle ore notturne.

In primavera l’ho rimessa fuori, come al solito, ma qualcosa è andato storto: non ho ancora capito se si è trattato di una bruciatura da olio di Neem (usato nella giusta diluzione per far fuori i parassiti dei crisantemi) o di un attacco di cimici asiatiche, sta di fatto che la mia povera pianta ha perso un sacco di foglie. Alcune le ho dovute tagliare e cauterizzare.

Insomma, credevo di dover dire addio alla mia povera pianta. E invece si è rivelata piuttosto vigorosa, perché dopo una serie di leggere concimazioni e abbondanti innaffiature ha ripreso a fare foglie e ora vedo un paio di nuove radici. La fioritura di quest’anno è compromessa, ma pazienza… l’importante è che siamo sopravvissute.

Incrociamo le dita per avere di nuovo le stelle in terrazzo la prossima estate!

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