Orchigossip con Guido De Vidi

Cosa fareste voi in una uggiosa giornata autunnale?
Io mi sono rifugiata in Vicolo Parnasso dove sono stata coccolata dalla cucina di Rosetta e dalle fioriture della serra di Guido De Vidi.
Cosa si può chiedere di più? Facile un po’ di gossip con Guido.

La serra di Guido
Un altro angolo della serra

Da quanti anni coltivi?

Guido De Vidi con la sua Stanhopea nigroviolacea ‘Isabella’

Se non ricordo male eravamo all’inizio degli anni 80 quando ho deciso di acquistare un orchidea per fare un omaggio a mia moglie.
In quegli anni l’orchidea che si poteva trovare con facilità era il cymbidium.
L’ho acquistato da un mio amico che coltivava con lo spirito del venditore, ma non mi ha dato alcuna indicazione sulla coltivazione.
Secondo le mie conoscenze di allora valeva l’equazione orchidea uguale caldo, peccato che i cymbidium vogliano fresco.
Quindi arrivato a casa ho tenuto l’orchidea in soggiorno al caldo, cosa che di notte non va bene per un cymbidium che non abbia ancora i boccioli aperti come il mio, ed è bastata una notte perché già il mattino seguente i boccioli fossero tutti gialli.
Stante la mia scarsa conoscenza sulla coltivazione delle orchidee e nella fattispecie dei cymbidium ho pensato bene che l’orchidea avesse preso freddo lungo il tragitto e col consenso di mia moglie l’abbiamo messa in bagno a 26 gradi. Dopo due giorni l’orchidea era cotta e ha passato il resto dell’inverno fuori sotto una siepe di lauro a riposare.
La primavera mi sono accorto di aver commesso un orchicidio e mi sono chiesto per quale motivo io non fossi in grado di far vivere una pianta che il mio amico invece coltivava con facilità.
Così ho iniziato a fare delle ricerche e ho acquistato il famoso libro di Rebecca Tyson Northen “Le orchidee” cioè la bibbia di tutti noi orchidofili ante internet.


Per te ora che significato ha coltivare le orchidee?

È una domanda a cui di primo acchito è difficile trovare una risposta.
Per quale motivo uno decide di coltivare orchidee?
Di fatto non si decide, ci si trova dentro in un imbuto, un bellissimo imbuto, attraverso il quale entrano tante cose interessanti.
Ti trovi a coltivare queste erbacee, quali sono le orchidee, un po’ per sfida, un po’ perchè le poche conoscenze che hai ti dicono che è un mondo immenso. E’ un mondo abbastanza vasto da non essere mai sazio e per questo si inizia a coltivare la prima orchidea, poi arriva la seconda, poi ti prende la febbre, ti prende il virus e li può durarti un mese, un anno, una vita. Nel caso mio sta durando da una vita ma ho buone speranze che con il contributo di mia moglie la febbre l’anno prossimo possa sparire, spero di guarire.

Speriamo di no 😉


Quali sono state le prime difficoltà?

La prima difficoltà che ho incontrato, ovviamente, è stata trovare informazioni, soprattutto trovare informazioni concrete, cioè uno scambio di esperienze con altri coltivatori. In quegli anni nelle nostre zone non c’era nessuno che coltivava orchidee, non avevamo nessun tipo di esperienza né professionale né amatoriale.
Tutto quello che si poteva trovare lo si trovava nei libri, perchè allora non c’era internet.
Le informazioni fondamentali per una buona coltivazione le ho trovate leggendo una, due, tre, mille volte quel famoso libro di Rebecca Tyson Northen che ho nominato prima. Pur essendo un libro datato le informazioni che ci dà sono di primaria importanza anche oggi.


Adesso che difficoltà trovi, se ne trovi?

Le tipiche difficoltà di chi è diventato vecchio e che non ha più quell’entusiasmo quasi viscerale dello stare con le proprie orchidee. Adesso è diverso da dieci, vent’anni fa, ma d’altra parte è la legge dell’amore, prima o dopo cambia il rapporto con chi ami, ma comunque sempre ami anche se in maniera diversa.


Hai mai dato il nome a qualche pianta?

Ho dato il nome a mie piante in diverse occasioni, perchè si sa che quando partecipi a qualche concorso se le tue piante sono premiate dalla giuria è obbligo e tradizione assegnare un nome di clone.
Il nome botanico della pianta rimane quello, ma le si aggiunge il nome che si preferisce per identificare quella specifica pianta che ha vinto il premio.
Alcune mie piante portano il nome di mia moglie, non sempre per mio input ma per input di terze persone, ad altre ho dato il nome dei miei nipoti e una porta anche il mio nome.


Hai mai creato un’orchidea?

Creare un’orchidea è un aspetto abbastanza entusiasmante che però alla fine porta a scarsi risultati.
La propagazione è alquanto difficile, deve avvenire in ambienti sterili e quindi sono necessari laboratori attrezzatissimi e un buon numero di piante.
La semina è una cosa che consiglio di non fare a un collezionista, ci sono molte altre maniere di cimentarsi nel mondo delle orchidee, lasciando che questo aspetto sia curato da professionisti.
Agli albori dell’orchidologia era un aspetto molto interessante, i primi ibridi di una centinaio o più di anni fa venivano creati in maniera abbastanza spartana e quindi avevano un certo valore anche sotto questo aspetto.


Hai un genere preferito?

Gli orchidofili sono fedifraghi.
Chiedere a un orchidofilo se è più attratto da un’orchidea o da un’altra non ha senso. Se glielo chiedi adesso magari ti dice Oncidium, se glielo chiedi tra tre mesi ti dirà Phalaenopsis, se glielo chiedi tra un anno ti dirà Phragmipedium.
Perché è proprio la continua voglia di avere qualcosa di nuovo che ti porta a non essere mai fideista nei confronti della tua piantina che ami tanto.
Si può dire che l’orchidea che si ama di più è quella che ancora non si ha.

In questo momento, oggi, qual è la tua preferita?

In questo momento sono attratto da tutte le “pleurothalline”.Il genere che è generalmente conosciuto col nome di Pleurothallis è stato suddiviso in altri generi, sottogruppi e sezioni.
Tutto questo grande gruppo di piccole orchidee, mi sta affascinando molto soprattutto per la loro piccola dimensione che però ti da grandi entusiasmi.


Qual è stato uno dei tuoi più grandi successi?

L’orchidea che ricordo con più passione anche sotto l’aspetto per così dire del “successo” è una Laelia che ho inviato in Germania 1994 e ha partecipato all’European Orchid Congres di Hannover.
La Laelia lundii ha vinto la medaglia d’oro, il maggior premio per le miniature e ha avuto l’onore di essere presentata, dall’allora presidente dell’EOC Gerhard Roellke, come l’unica che lui avesse visto in Europa. Alla premiazione, le è stato assegnato il nome di Rosetta.
Ho presentato questa pianta nel 2006 alla mostra di Padova e ha vinto una medaglia d’argento mi pare. Non mi ricordavo più che le era stato assegnato il nome di mia moglie e ho dato un altro nome, così la giuria si è arrabbiata per la poca serietà con la quale presentavo le mie piante, tant’è che poi è stato confermato il nome Laelia lundii ‘Rosetta’.
Posso dire che quella è la pianta che ricordo di più anche perchè è stato il primo premio che ho vinto.


Qual è stato uno dei tuoi più grandi insuccessi, qualcosa che ancora adesso ti brucia?

Un insuccesso multiplo!
Il mio rammarico è quello di vedere che coltivo con fatica orchidee che una ventina di anni fa crescevano da sole, venivano in maniera eccezionale, sto parlando dell’oncidium “orecchie d’asino”, oncidium papilio, oncidium lanceanum e altri oncidium.
Queste orchidee che una volta guardavo e ammiravo soddisfatto, adesso non so per quali motivi muoiono, marciscono, non crescono, mi fanno incazzare e mi rassegno a coltivarle con molta fatica, e non so spiegare il motivo.


Qualche consiglio per chi vuole iniziare? Quali sono le prime cose da fare?

Quando cominci a destreggiarti con le orchidee non devi pensare di saperle già coltivare e di essere bravo, perchè è proprio quello il momento in cui commetti degli errori madornali come bagnare troppo o troppo poco o di bruciare la pianta. Quindi bisogna partire con molta modestia, chiedere molto aiuto, soprattutto andare a trovare coltivatori appassionati ai quali chiedere consigli direttamente e avere l’opportunità di assistere alle loro operazioni con le orchidee.
Si impara più in un ora al cospetto di un amico che coltiva che non dopo aver letto 20 o 30 libri.


Secondo te negli anni è cambiato il gusto verso le orchidee, ci sono state delle mode?

Ci sono continuamente delle mode.
Potrei dire che adesso spadroneggia la moda di possedere tutto, qualsiasi specie botanica, qualsiasi orchidea che si vede alle mostre senza chiederci e porci i limiti che loro stesse ci chiedono.
Anni fa era molto difficile avere delle specie botaniche, ora è più semplice ma quello che recrimino è che è il mercato ad imporre a te cosa comprare.
Ad esempio se il mercato sa che pochi sono interessati a Cattleye a fiore grande allora ti trovi in vendita tutte cattleya a fiore piccolo, se in quel periodo si cerca una specie a fiore grande, non la si trova o si fa fatica a trovarla perchè il mercato non la richiede. In tutti i settori è così, si va a periodi.


Si faccia una domanda e si dia una risposta

La domanda che sento di farmi è questa: Quanto bello sarebbe il mondo delle orchidee se non ci fossero gli orchidofili?
Si è vero, però se non ci fossero gli orchidofili non ci sarebbero le orchidee, quindi teniamoci i nostri poveri orchidofili, non tutti, e coltiviamo le orchidee, non tutte.

Secondo me uno degli aspetti che riguardano la passione per le orchidee è anche questa: una collezione nasce a fatica, cresce, diventa una bella collezione ma la collezione morirà sicuramente con la morte del suo coltivatore. Coltivare orchidee per passione è diverso da coltivare orchidee, gerani, rose, panseè per professione, la professione implica un rapporto commerciale, la passione cresce e non si può vendere non si può tramandare, io non potrò mai sperare, a meno che non sia un caso, che mio figlio, mia moglie, mia zia, mio nipote continui a coltivare orchidee, lo farà soltanto se lo vorrà lui e se avrà la passione.

Negli anni ’50 e ’60 era difficile procurarsi le orchidee, anche se per certi aspetti era anche più facile perchè non c’era il CITES e tutte quelle protezioni di cui le orchidee godono, appunto allora c’erano grandi collezioni.
Ad esempio la famosa collezione Sutter a Genova. Adolf Sutter dopo il rapimento e la morte dell’amata nipotina si ritirò nella sua serra, non consentendo ad altri di entrare finché alla sua morte la collezione venne smembrata e venduta.
Altre collezioni importanti erano la Necchi e quella dell’Ing. Taglioni anche queste disgregate.
Oggi in Italia non vedo collezioni di quella portata e purtroppo le piccole collezioni faticano a crescere.

I collezionisti che mi vengono in mente in questo momento sono:
il prof. Fanfani, metà professionale e metà amatoriale ma non so se esista ancora;
Tonnarelli, ha una bella collezione specifica di Dendrobium;
Prader in Trentino ha belle piante, in particolare Phragmipedium e Cattleye;
Callini in Piemonte è un venditore ma ha anche una buona collezione.
Queste sono collezioni di una certa importanza ma non ancora grandi come quelle di anni fa, mi chiedo perchè nonostante la facilità e la disponibilità di reperire piante, non nascano più grandi collezioni.
Io non so dare una risposta, provateci voi.

Qualche orchidea di Guido


Link utili

http://www.orchids.it

Grazie Guido e Rosetta per la vostra accoglienza e disponibilità.

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