Neofinetia exhibition Italy

Neofinetia falcata: l’orchidea dei Samurai

Neofinetia Falcata

Chi è, è facile: è la mia orchidea preferita. Detta anche Vanda falcata secondo la denominazione più recente, la Neofinetia è una piccola orchidea originaria di Giappone, Corea e Cina. Cresce allo stato spontaneo, è quindi un’orchidea botanica, e la varietà più diffusa in natura è appunto la Falcata, chiamata Furan.

Neofinetia Falcata Neofinetia Falcata o Furan

Un po’ di storia

Ho sempre pensato che la Neofinetia racchiuda in sé tutto il mondo delle orchidee, e il perché è presto detto.

Il nome Furan, significa Orchidea del Vento, ma è conosciuta anche come Orchidea dei Samurai. La forma del suo grazioso fiorellino ricorda infatti quella dell’elmo dei Samurai, e nei secoli guerrieri e feudatari furono gli unici autorizzati a coltivarla. Gli esemplari più belli testimoniavano la forza e la grandezza del Samurai, e le piantine lo seguivano in tutte le sue imprese venendo esibite come trofei.

 © collezione Franca Burini

Il periodo Edo

I primi cenni storici della Neofinetia falcata risalgono al periodo Edo (1603-1868): alcune illustrazioni e scritti ne descrivono le caratteristiche verso la metà del ‘600.

Il suo antico nome Choran, invece, ci fa intuire un uso molto particolare; Cho infatti significa “essere sospeso”. Chissà… forse venivano ammirate appese proprio come delle campane del vento.

I Daimyo (nobili) invece ne apprezzavano il profumo delizioso nelle loro residenze.

Da Furan a Fukiran

A metà del periodo Edo alcune varietà fuori dal comune cominciarono a incontrare il gusto dei collezionisti, tra queste le Neofinetia a foglia variegata. Ma i collezionisti altri non erano se non Daimyo e Shogun (comandanti dell’esercito), detti Fuki (nobili).

E così le Furan più particolari diventarono Fukiran.

Tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800 la coltivazione delle Fukiran raggiunse il suo picco. Erano talmente venerate che chiunque fosse chiamato ad esaminarle, prima di avvicinarsi doveva infilarsi un pezzo di carta in bocca per non rovinarle con il fiato.

Le piante coltivate in vasi preziosi venivano spesso coperte con gabbie d’oro o d’argento per difenderle dagli animali (o da persone…). Ecco come nasce un’arte, raffinata come solo i giapponesi sanno fare.

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Vasi artigianali di Carol Helen Beule. Si possono comprare sul suo sito First House Furnishings.

E da arte che si rispetti, viene anche rappresentata: allo shogun Naritami appartenevano una serie di cataloghi e illustrazioni di Fukiran, ereditate anche dal padre, in cui compariva una variegata. Da quel momento cominciarono ad essere pubblicati album illustrati di Fukiran, e le varietà coltivate si moltiplicarono.

Con la fine del periodo Edo e l’occidentalizzazione del Giappone la sua coltivazione è stata aperta a tutti, svalutandone in un primo momento la tradizione. Ma grazie a coloro che ne hanno conservato la memoria oggi ha riacquistato la gloria dei secoli passati.

La Neofinetia falcata è un’orchidea piuttosto costosa, alcuni esemplari possono raggiungere la cifra di qualche migliaio di dollari.


Come presentarla

La Neofinetia ha un preciso codice di presentazione.

Se durante l’anno “abita” in vasetti di coccio, fatti apposta per lei, al momento dell’esibizione si presenta in tutta la sua bellezza: tal che un make up artist, il collezionista si procura un meraviglioso vaso in ceramica giapponese dipinta a mano, e la appoggia la pianta.

Naturalmente, non un vaso qualunque. Esso sarà scelto accuratamente per sposarsi con forma e colori della pianta. E costa parecchio.

Le radici, dal canto loro, sono morbidamente avvolte in una palla di sfagno (muschio) a filamento lungo, cava al centro, in modo da far passare aria e asciugare nel giusto tempo. Per l’esibizione viene controllato anche lo sfagno, ed eventualmente sostituito. Insomma, tutto viene valutato.

> Leggi anche l’articolo “Come rinvasare una Neofinetia”… Manuela ha sentito su di sé tutto il peso del Giappone  😀

Come spiegare poi ad un “occidentale” che i fiori non sono necessari?! Peggio, a volte vengono addirittura tagliati prima dell’esibizione per non togliere vigore alla pianta, che rimane la vera protagonista.

La Japanese Fuukiran* Society si occupa della catalogazione delle nuove varietà, di trasmetterne e preservarne l’arte e la coltivazione, e ogni anno stila una specie di classifica delle varietà più rare e di quelle più popolari, e dopo attenta e lunga selezione ne inserisce di nuove nel cosiddetto registro Meikan.

© collezione Franca Burini


Come si coltiva

In realtà non è poi difficile coltivarla. È più ostico trovarla…

In natura si possono trovare varietà diverse e interessanti, dalle forme e striature più particolari, e grosso modo vengono coltivate in maniera simile. Sarà da fare più attenzione a quelle provenienti dalle zone più calde, come le Anami.

Generalmente la Neofinetia è una pianta da intermedio/freddo. In primavera/estate la possiamo mettere all’esterno, appena le temperature notturne saranno sopra gli 8-10 °C. Resiste anche a temperature inferiori, purché non la si bagni tanto, giusto una spruzzata appena il substrato è secco. In estate, le mie fino a 30-35 °C non hanno dato segni di sofferenza, ricordarsi solo di bagnarle bene.

Luminosità

È importante tenere a mente che cresce su alberi caducifogli, e quindi in stagione di crescita vive in luoghi abbastanza ombreggiati. Al contrario, in inverno ha bisogno di molta più luce. Per capirci: 15000-20000 lux in primavera/estate, 32000-36000 lux in autunno/inverno.

Nel mio caso mi dovrei dotare di una lampada led per l’inverno… le ho sempre tenute con esposizione Nord per tutto l’anno. Da ottobre a marzo le tengo in una stanza non riscaldata (e con un bel po’ di spifferi).

Substrato

Personalmente le coltivo solo in bark medio o orchiata. Lo sfagno è la coltivazione tradizionale, ma in casa faccio fatica a farlo asciugare, quindi evito.

Se scegliete lo sfagno, cercate quello a filamento lungo, altrimenti formare la palla sarà un dramma… e col tempo si sfalderà. E prendete il vaso adatto, Evoplant ne ha di perfetti, attenzione solo che siano della misura giusta.

Io uso vasi in plastica bucherellati per dare il massimo dell’aerazione, per la coltivazione in bark vanno bene.

Crescita

La chiamano Vanda… ma a differenza della parente più conosciuta, la Neofinetia tende a fare una marea di getti laterali. La mia Suigai, ad esempio, solo nel 2018 me ne ha buttati fuori 4. Col tempo forma dei meravigliosi cuscinetti aggraziati e quando fiorisce -in primavera/estate- non vi resta che godervi lo spettacolo per gli occhi, e anche per il naso.

Dove trovarla

In commercio si trova per lo più la Falcata e talvolta la Shoutenno, dai meravigliosi fiori rosa. Ultimamente, Celandroni orchidee propone delle varietà molto interessanti e difficili da trovare altrimenti.

In alternativa, alcuni collezionisti privati, per lo più stranieri, ogni tanto vendono o scambiano divisioni… basta cercare!

Foto: Orchigossip. Piante e allestimento: Franca Burini.

 

Foto: Orchigossip. Pianta: Franca Burini

 

foto: Orchigossip. Pianta: Franca Burini

 

Thanks to: Franca Burini, Carol Helen Beule per le foto di piante e vasi.

Fonti: Art of Tradition and Evolution: Fūkiran. Tochinoha Shobo, 2014; e l’esperienza 😉

 

Pagine Facebook per informarsi

Neofinetia · 富貴蘭 · 풍란 

Neofinetia Falcata 

6 pensieri su “Neofinetia falcata: l’orchidea dei Samurai”

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    Thank you for asking for my permission to use my images and I hope for the success of your blog.

    My best… Carol

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