Un fiore lungo otto anni…

Non so se ti sia mai capitato di fissarti con una pianta, o con un genere di piante in particolare.

A me con le orchidee capita spesso, e all’inizio della mia “carriera” orchidofila mi ero fissata con le Miltonia, ne volevo assolutamente una. Allora andavo all’Ikea, dove trovi quelle magnifiche Miltonia con enormi fiori spaziali, bianchi a intarsi viola, oppure rosa intenso e ricami bianchi, me le compravo e loro maledette dopo due settimane schiattavano.

da www.orchid.it

Finché un giorno, in preda alla frustrazione, chiesi lumi al il sig. Pozzi, famoso e apprezzatissimo coltivatore italiano, e lui mi rispose che quasi tutte quelle Miltonia erano destinate a schiattare, perché sono piante di montagna, disse, amano il fresco, e la maggior parte di loro sarebbe finita in un appartamento sovrariscaldato.

Mi consigliò allora la Miltonia spectabilis var. moreliana, che ama temperature più simili a quelle di un appartamento. E io ovviamente me la sono comprata, otto anni fa.

A questo punto però, ho dovuto approfondire un po’ la faccenda delle piante da fresco e delle piante da caldo. Intanto ho scoperto che il genere Miltonia è stato descritto per la prima volta dal famoso botanico e orchidofilo inglese John Lindley nel 1837, che si è basato proprio sull’osservazione della Miltonia spectabilis moreliana, nativa del Brasile. Si chiama così in onore di Charles William Wentworth Fitzwilliam, visconte di Milton.

Da qui in poi comincia la complicazione, perché il genere Miltonia viene diviso in due sottogeneri: il genere Miltonia propriamente detto, di origine brasiliana, che richiede temperature da serra intermedia/calda, e il genere Miltoniopsis, originario delle montagne della Colombia, che richiede temperature più fresche. Le orchidee appartenenti a questo ultimo genere sono dette anche “orchidee pansé”, per via della forma del fiore, che ricorda proprio un pansé. Sono le mie amate piante suicide prese all’Ikea.

Questa suddivisione potrebbe sembrare a prima vista una precisazione inutile, e invece il bandolo della matassa sta proprio qui: dal punto di vista commerciale infatti spesso queste piante vengono chiamate tutte genericamente Miltonia, ma le Miltoniopsis hanno necessità di coltivazione completamente differenti.

Proviamo a riepilogare:

temperatura: mentre le Miltonia sopportano benissimo anche i 30 gradi (la mia ha retto anche i 40 ventilati del terrazzo in estate, praticamente un forno), le Miltoniopsis richiedono almeno 5 gradi di meno;

luce: le Miltonia sopportano anche brevi esposizioni al sole diretto (sempre la mia, sul terrazzo in estate…) e comunque sempre un ambiente luminoso; le Miltoniopsis invece richiedono molta meno luce, e assolutamente non sole diretto, pena orrende bruciature;

acqua: le Miltonia devono asciugare bene tra una irrigazione e l’altra (indovina chi si biscottava sul terrazzo…?), le Miltoniopsis invece amano un substrato sempre umido ma non troppo, pena marciume radicale.

Insomma, dopo queste ricerche ho capito che le splendide orchidee che mi portavo a casa dall’Ikea non erano Miltonia ma Miltoniopsis, e soprattutto ho capito che nella coltivazione sbagliavo tutto. Ma proprio tutto. Ecco perché duravano un battibaleno.

Grazie alle dritte del famoso coltivatore, la mia Miltonia spectabilis var. moreliana si è trovata abbastanza bene a casa mia. Dopo un po’ di tempo, visto che produceva pseudobulbi, l’ho sistemata in un cestino di legno, che le garantisce una maggiore circolazione d’aria e più spazio: infatti, ha una crescita un po’ disordinata. La appendo in terrazzo appena la temperatura raggiunge i venti gradi e la ritiro a ottobre inoltrato. Trascorre l’inverno assieme alle Phalaenopsis.

Tuttavia, passavano gli anni, lei cresceva ma non accennava a voler fiorire. Finché una mattina dell’estate scorsa sono uscita in terrazzo a controllare i miei possedimenti vegetali e… ho scoperto uno stelo! Non credevo ai miei occhi e ho dovuto chiedere conferma alle mie socie orchidofile. Era proprio uno stelo! Ci ha messo un bel po’ a maturare (ho scoperto lo stelo a fine agosto e il bocciolo si è aperto a metà ottobre), ma direi che dopo otto anni senz’altro è valsa la pena aspettare!

Siamo quasi a fine novembre, la pianta è ancora in fiore. Speriamo di replicare l’anno prossimo!

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