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Neofinetia Falcata: vasi e substrati

Dice la letteratura che la Neofinetia Falcata dia i risultati migliori quando coltivata in sfagno, e nel corso degli anni mi è capitato di mettere alla prova questo diktat.

First of all, per i non addetti ai lavori, lo sfagno è un tipo di muschio che si può trovare talvolta nei garden. Quello più diffuso però, non è necessariamente il migliore, perché la tecnica di rinvaso della Neofinetia prevede lo sfagno a filamento lungo, mentre da noi normalmente si trova corto. Ma questa è una questione che affronteremo in un altro post.

Da quando ho preso la mia prima Neofinetia sono passata attraverso vari tipi di substrati, con risultati abbastanza diversi. La coltivazione avviene, nel mio caso, in appartamento, quindi con condizioni climatiche differenti fra estate, dove le mie piante vivono su un davanzale a nord, e inverno, quando vengono spostate in casa, in una stanza fredda.

Ecco quindi un piccolo diario di tutti i miei esperimenti, con tanto di foto-verità che non sempre giocano a mio favore (a parte l’ultima dai) 😅

Aprile 2016

Compro la mia prima Neofinetia Falcata da un venditore tedesco, era su zattera con un velo di sfagno fra il legno e le radici. La sistemo in appartamento, di fronte alla finestra a sud-est.

La manutenzione giornaliera mi stufa ben presto e decido di informarmi di più su questa graziosa piantina: è allora che scopro che in Giappone la coltura tradizionale è in sfagno. Le radici vengono avvolte in lunghi filamenti e la pianta viene installata su un vasetto, talvolta antico, dalla preziosissima decorazione artigianale.

In mancanza del vaso tipico, uso una tazzina orientaleggiante, niente di più sbagliato dato che non c’erano fori per far asciugare lo sfagno. Esperimento fallito dopo 3-4 mesi e un paio di radici marce.

Agosto 2016

Provo ad installarla su un vaso in ceramica bucherellato, sempre avvolta nello sfagno. Dopo qualche mese decido di controllare le radici: oltre a non essere cresciute, alcune erano asfittiche. Qui ho commesso 2 errori: il vasetto era smaltato e quindi non lasciava traspirare il substrato, che rimaneva sempre bagnato. Il secondo errore rimaneva lo sfagno, difficile da far asciugare in casa, almeno per me e almeno nei mesi invernali. Fallito pure questo.

2017

A inizio anno decido per un substrato più classico: bark medio con un tocco di carbonella, ricavata nientemeno che dalla stufa di mia mamma. Prendo un normale vaso di plastica e installo la bella, vaso che poi ho sostituito con uno bucherellato (come substrato ho tenuto solo bark). Radici presenti: 3 al massimo.

2018

Seguendo la letteratura in materia di Neofinetia, decido di darle il riposo invernale per la prima volta: la posiziono in una stanza non riscaldata fronte finestra verso nord, con temperature che sono scese anche fino a 5-6° C (ho spesso tenuto la finestra socchiusa). A marzo cominciano a uscire le prime radici. Ad agosto, tempo di pausa estiva, il vaso è già pieno di radici.

Esperimento: riuscito.

A giugno annovero 6 Neofinetia (Kibana, Falcata, Shukage, Gojo Fukurin, Yamahoko, Suigai), tutte in bark medio eccetto Yamahoko, in Orchiata, bark che trattiene un po’ più di umidità. Vedremo quale substrato avrà la meglio.

Preciso solo che questo articolo è frutto di esperimenti che mi hanno portato a quello che per me è il metodo ideale, ma a seconda delle tue condizioni ambientali (casa, serra ecc…) potresti trovarti meglio in altro modo, provare per credere!

Note di coltivazione

Per tutto l’anno esposizione abbastanza luminosa a nord. Inverno: stanza non riscaldata.  Primavera-estate-autunno: all’esterno su davanzale, sotto i 10° C le ritiro in casa.

Aprile 2016

 

Agosto 2016 

Febbraio 2017
 

Giugno 2017
 

Marzo 2018
 

Agosto 2018

1 pensiero su “Neofinetia Falcata: vasi e substrati”

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