Le storie dietro ai nomi: la Phalaenopsis della principessa

Anna Larati Soekardi, Jennifer Palermo, Liodoro. Vi siete mai chiesti cosa c’è dietro al nome di una pianta? Il genere Phalaenopsis può contare su centinaia di ibridi, sia primari o che complessi, e andare a curiosare cosa c’è dietro a un nome può davvero aprire un mondo.
Tempo fa, gironzolando da in sito all’altro in cerca di piante, mi sono imbattuta in una Phalaenopsis dal fiore strepitoso. La forma dei petali e dei sepali ricordava quella della Phalaenopsis violacea, e il colore lasciava davvero senza fiato: un fucsia lucido e intenso al centro, che virava all’arancione verso l’esterno del fiore. Ipnotizzata da tanta bellezza sono andata quindi a vedere il nome della pianta, e mi sono imbattuta in un’altra meraviglia: Phalaenopsis Princess Kaiulani.
Phal. Princess Kaiulani da http://phalaenopsis.net
Oh caspita. Ma chi è, o meglio chi era, questa principessa dal nome così armonioso e alla quale è stato dedicato un fiore così bello? E qui inizia un viaggio a ritroso nel tempo, che ci porta alle Hawaii. Intanto la principessa in questione è Victoria Kawēkiu Kaʻiulani Lunalilo Kalaninuiahilapalapa Cleghorn, per i suoi sudditi Ka’iulani, nata nell’ottobre 1875 a Honolulu, erede al trono delle Hawaii.
La principessa Ka’iulani, erede al trono delle Hawaii
Sapevate che le isole Hawaii erano una monarchia indipendente fino al 1893? Io no… pensa te cosa si viene a scoprire solo dal nome di un fiore. Ma poi cos’è successo? Beh, intanto occorre dire che la principessa Ka’iulani era la seconda in linea di successione, dopo la zia Liliʻuokalani. Dato per scontato che prima o poi sarebbe salita al trono, ancora giovanissima viene mandata in Inghilterra a studiare. Qui la principessa si applica con impegno, e ben presto dà dimostrazione della sua grande intelligenza: eccelle negli studi, impara il tedesco e il francese, oltre all’inglese, e si distingue per una spiccata sensibilità artistica. Le sue poche opere rimaste parlano infatti di un notevole talento.
 
Insomma, Ka’iulani è una giovane e promettente regina, e oltretutto è davvero molto bella. Sembra una favola, ma nuvole scure si addensano all’orizzonte. Infatti, mentre si trova in Inghilterra, in patria una proposta di riforma costituzionale e una crisi economica portano a un colpo di stato. La situazione politica è complessa, gli Stati Uniti interferiscono pesantemente, la monarchia viene abrogata e si proclama la repubblica. Lo scopo ultimo è quello di annettere le Hawaii agli Stati Uniti, come avverrà infatti nel 1898.
La principessa si ritrova così improvvisamente in esilio e senza un regno. Nonostante la giovane età e la timidezza, Ka’iulani si reca negli USA per sostenere la causa del popolo hawaiiano e della monarchia. L’ambiente però è prevenuto: i politici, la stampa e l’opinione pubblica si aspettano un personaggio rozzo ed esotico. E invece si trovano davanti a una giovane donna, elegante e di vasta cultura, che parla quattro lingue e sa come ci si comporta in società. Ka’iulani riesce ad ottenere un colloquio con il presidente degli Stati Uniti, ma purtroppo il suo intervento non sarà sufficiente per impedire l’annessione delle Hawaii e la definitiva abrogazione della monarchia.
 
Ka’iulani muore giovanissima, a soli 23 anni, ma lasciando nel cuore degli hawaiiani una traccia indelebile. Infatti nel 2013 l’Hawaii Magazine l’ha inserita nella lista delle donne più influenti nella storia delle Hawaii.
Ecco, come potrete immaginare, dopo aver scoperto tutto questo non potevo non avere una Phalaenopsis Princess Kaiulani. Si tratta di un ibrido, registrato dall’ibridatore Oscar Kirsch nel 1961, tra violacea e amboinensis. Una cugina di primo grado della nostra Penang Girl (violacea x venosa), insomma.
Phal violacea da phals.net
phal amboinensis, da phals.net
phal Princess Kaiulani, da phals.net
La coltivazione quindi sarà simile:
  • ombra profonda
  • temperature da serra calda, comunque mai sotto ai 16 gradi
  • buona aerazione, per evitare marciumi
Ho notato che la Kaiulani, rispetto alla Penang Girl, non tollera di essere lasciata a secco. Quindi sto provando a coltivarla in sfagno, in modo da garantirle una maggiore umidità (anche per le volte in cui mi dimentico di spruzzarla…). Questo però è un fattore di complicazione, perché più acqua significa più facilità di marciumi e funghi. Per adesso andiamo abbastanza bene, ma insomma… l’attenzione verso questa Phalaenopsis è sempre alta. 
Come si addice a una regina, d’altra parte  😉 

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