fiori orchidea phalenopsis

Nuova orchidea: da dove comincio?

Non c’è regalo più gradito di un fiore, ma luogo comune vuole che l’orchidea, di solito gettonatissima nell’hit parade dei doni, sia una pianta delicata. Ebbene, sfatiamo il mito! Cominciamo col dire che sì, ci sono tipi di orchidee che hanno esigenze particolari, come alta umidità dell’aria, ricircolo, temperature adatte e sbalzi termici ecc… ma la maggior parte di quelle che ci vengono regalate sono piante selezionate per vivere bene anche in casa.

L’orchidea più comune: Phalaenopsis

Primo step: il riconoscimento. La maggior parte delle orchidee che vengono regalate appartiene al genere Phalaenopsis, e per questo mi soffermerò su questo per ora. Ecco una foto che ti aiuta a capire se quella che è atterrata in casa tua è proprio lei, la Phal, per gli amici:
È l’orchidea più comune e probabilmente la più facile da coltivare. In natura ne esistono molte allo stato selvatico, ma quelle che si comprano sono ibridi di ibridi di ibridi, ergo piante che ben sopporteranno le nostre mille -o zero- attenzioni casalinghe, dipende 😁. La Phal non fa tronco, le foglie escono lentamente una dopo l’altra dall’apice della pianta. Le radici e -te li auguro- gli steli escono invece dal “tronco”. Se vedi uno stelo uscire dall’apice… ahi ahi, significa che la pianta non potrà più crescere, ma questo è un discorso che affronteremo altrove.

Dove la metto?

Tradizione vuole che si metta vicinissima a una finestra, direi a max 1 metro di distanza, per beneficiare appieno della luce. Non ama il sole diretto, quindi fai in modo che i raggi non colpiscano le foglie altrimenti si creano bruciature, delle macchie nerastre più o meno grandi.

Come capire se ha sete

Al contrario di ciò che molti pensano, è cosa abbastanza facile: quando le radici sono chiare, di un colore argenteo-bianco vuol dire che è ora di dare acqua. Quando sono di un bel verde smeraldo/scuro significa che sono idratate. Qui in foto si capisce bene la differenza tra i colori: dai da bere quando anche quelle dentro al vaso sono bianche.
Radici di una pianta di orchidea
Occhio a non lasciarla più di un paio di giorni senza acqua, poi comincerà ad appassire le foglie, sembreranno molli, flosce e grinzose (vedi foto qui sotto, la foglia più bassa è raggrinzita per mancanza d’acqua). Questa cosa succede anche quando le radici sono marce o malate e non funzionano più. Inoltre, i primi a cadere per la mancanza d’acqua saranno i fiori.foglia orchidea disidratata

Come dare da bere

E qui esistono scuole di pensiero: c’è chi le lascia in ammollo da 5 minuti a mezzora, chi le “intinge” in acqua 2-3 volte, chi le annaffia. Le ho provate tutte, ora uso il metodo “intingere” perché ne ho troppe. Non ho notato grosse differenze tra i vari metodi. L’unica cosa a cui fare moltissima attenzione è che le foglie non si bagnino: se l’acqua finisce nell’attaccatura della foglia rischia di far marcire tutto il “tronco”. E un paio di volte mi è successo: in 2-3 giorni tutte le foglie cadono e bye bye. Per stare sicuri, immergi il vaso fino a poco sotto il bordo. Assolutamente NO: sottovasi con acqua. Al massimo sottovasi con argilla espansa e un filo d’acqua che non tocchi il vaso, ciò aiuta ad aumentare l’umidità attorno alla pianta.

E il concime?

È fondamentale. Le Phalaenopsis non hanno terra, ma vivono bene in quei pezzetti di legno che vedi, un materiale chiamato Bark. Vuol dire che nel vaso pieno di legno non trovano di che nutrirsi! Il nutrimento quindi glielo devi dare tu. Prendi un concime, liquido o granulare che sia, in fioreria o al supermercato, e una volta al mese glielo metti nell’acqua in cui la immergi con le dosi consigliate nella confezione. In alternativa, glielo versi ogni volta che le dai da bere, ma a quel punto devi dare un quarto della dose consigliata, altrimenti a lungo andare si bruciano le radici. Io faccio così, anche perché penso che in natura il nutrimento sia continuo. Solo in autunno-inverno diminuisco le dosi e ne do una volta al mese perché le piante sono meno attive… inutile sparare concime come se piovesse.

Come farla fiorire

Bella domanda. La teoria vuole che in autunno le si lasci una ventina di giorni a temperature più fresche, tipo stanza non riscaldata (attenzione a non scendere sotto i 15°C). Sentendo lo sbalzo, le piante capiscono che è ora di buttare fuori lo stelo e nelle settimane seguenti lo maturano. Per funzionare funziona… poi, per esperienza, queste mi fioriscono quando vogliono anche durante l’anno, e non ho ancora capito la legge matematica sottostante. So solo che se mi fioriscono cerco di non spostarle e di dare le stesse condizioni… che poi ci mettono una vita a riabituarsi altrimenti. Attenzione a colpi/sbalzi d’aria, tienile sempre al riparo perché fiori e steli sono molto delicati e vanno giù come niente.

Come capire quando rinvasare

Beh, i casi sono pochi e facili da riconoscere:
  • il bark (il substrato) è deteriorato, marcio, sgretolato, maleodorante ecc..
  • le radici sono troppe, e a lungo andare rompono il vaso
  • le radici hanno un brutto aspetto: sono marroncine, sempre umide. Vuol dire che forse hai dato troppa acqua o che il substrato non lascia passare aria, e quindi soffocano, stanno marcendo.
Come si fa: le metti in ammollo per qualche minuto in modo che le radici si ammorbidiscano. Pian piano poi la estrai dal vaso facendo attenzione a non rompere le radici, le lavi un pochino e se hanno pezzi di bark attaccati lasciali pure stare. Se noti radici malconce, marroni e vuote, tagliale pure, sono compromesse. Per disinfettare puoi spolverare leggermente i tagli con un po’ di cannella… rimedi naturali che funzionano 😎 La infili nello stesso vaso, se ci sta ancora comoda, o in uno nuovo un po’ più grande. Quando hai riempito con il bark dai qualche bottarella al vaso in modo che il materiale scenda fino in fondo, e il gioco è fatto. Il vaso serve solo a tenerle ferme, in natura crescono con le radici libere attaccandosi agli alberi, quindi prendi un vaso piccolino. Un vaso grande resterà bagnato a lungo e rischiamo facili marciumi. Da preferire quelli trasparenti in plastica con i buchi sotto, così l’aria passa, il substrato si asciuga, e tu vedrai sempre in che condizione sono le radici. Ricordati che lo stato di salute di un’orchidea (tutte, non solo le Phalaenopsis) te lo dicono le radici! Questo breve tutorial di Giancarlo Pozzi ti sarà molto utile: > Come si rinvasano le orchidee

Terreno o substato

Nota dolente. Quelli che trovo in giro per i vari garden/fiorerie sono dei sacchetti con una massa di pezzi di legno misti a terriccio… davvero osceni. Quante piante ho perso o rischiato di perdere con questi mix letali! In casa fanno fatica ad asciugare e col tempo mi marcivano le radici. L’ideale è il bark, questi pezzetti di legno di pino, puro, senza aggiunte di terra varia. Non si trova di frequente in giro, ma quando lo trovi fanne scorta. A volte alle mostre di fiori qualche venditore ce l’ha, oppure dai un’occhiata su Amazon, dove io ho preso anche la Seramis, un mix di bark e pezzetti di coccio che va benissimo.
Se non hai alternative, prendi un sacchettone al garden e cerca di tirare fuori quanti più pezzi di legno possibile. Meglio se li lavi un po’ prima di metterli nel vaso nuovo. Puoi anche aggiungerci un po’ di argilla espansa se ce l’hai. E ora, buon lavoro!

2 pensieri su “Nuova orchidea: da dove comincio?”

Lascia un commento